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Triste aggiornamento sul piccolo Mohammed

Cari sostenitori e amici, ecco un aggiornamento sulla situazione del piccolo Mohammed, il bimbo siriano rifugiato in Arabia Saudita, affetto da cancro alle ossa, di cui abbiamo condiviso un appello poche settimane fa.

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Missione SSCh – agosto 2015 – Reportage

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La missione di Support Syrian Children presso i profughi dislocati nelle piccole tendopoli lungo il confine turco-siriano si è appena conclusa, e i nostri volontari, dopo qualche lieve problema intestinale, sono rientrati nelle loro famiglie, sfiniti per la tensione e l’impegno ma anche carichi di soddisfazioni. Come sempre accade ad ogni rientro, ci si porta a casa la gioia legata i sorrisi ricevuti, ma anche molta preoccupazione per i bisogni incontrati e riscontrati.

La situazione al campo

La situazione al campo che abbiamo visitato va infatti velocemente peggiorando: ci sono circa 700 persone, tra cui moltissimi bambini di tutte le età, qualcuno anche invalido o handicappato, lasciato a se stesso. La situazione igienico-sanitaria è assolutamente drammatica, i bimbi hanno fame e moltissimi sono malati, il caldo insopportabile e l’approvvigionamento di acqua sporca e contaminata dal fiume causa gravi problemi intestinali.

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Una buona notizia per Mohammed!

Finalmente una buona notizia!

Abbiamo saputo che un benefattore si è offerto di  sostenere le cure di Mohammed, il bimbo malato di cancro alle ossa, per il quale abbiamo qualche giorno fa lanciato un appello.

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Appello per Mohammed: diritto alla vita.

La tristezza si vede tutta nel visino di questo ragazzino, Mohammed, chino tra le gracili spalle innaturalmente curvate dalla malattia: una malattia cattiva come la sua (cancro alle ossa) è difficile da affrontare per  un adulto, per accettarla su un bambino ci vuole uno sforzo veramente sovrumano.

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Mohammed è un profugo siriano, espatriato (almeno questo) in un paese (l’Arabia Saudita) che però tra le altre cose non garantisce l’accesso gratuito alla sanità, la sua famiglia ha perso tutto nella guerra in Siria e con l’espatrio e non può permettersi costose cure mediche a pagamento.

Mohamed è un bambino, prima che profugo, ammalato in modo gravissimo, la sua famiglia è povera e disperata.

Si accanisce su di lui con inguardabile crudeltà il dolore fisico, tangibile e incredibile per le malformazioni causate dalla malattia e l’inabilità che ne deriva: un dolore insopportabile che si vede in alcune foto e filmati drammatici che non vogliamo, per rispetto a LUI prima di tutto, rendere pubblici.  E anche la vergogna, povero piccolo Mohamed, che con gli occhi ingenui e buoni di un bambino di appena nove anni si vede tra le lacrime già mostro, oltre che prossimo alla morte.

È la classica concatenazione di situazioni ed eventi (povero, profugo, ammalato, in un paese lontano) che porta molte persone a dirsi che le cure private non è detto sarebbero sufficienti a garantirgli la sopravvivenza. Qualcuno sicuramente userà questo pretesto per  mettersi velocemente l’animo in pace, e spostare così l’attenzione al vicino di ombrellone, in spiaggia, o ad un goloso piatto di insalata di mare.

Ma questo è gretto cinismo di chi vorrebbe con le malattie, le violenze, la paura e la disinformazione eliminare i ‘casi umani’ spiacevoli da affrontare in una vita appunto passata sotto l’ombrellone o tra le piste da sci.

I tanti invece che non vogliono girarsi dall’altra parte, sul lettino in spiaggia, e offrire al piccolo Mohammed una speranza di cura, non dico di salvezza ma almeno umana compassionevole dignitosa cura, possono supportare i nostri sforzi e tentativi di non lasciare sola questa famiglia, e il piccolo Mohamed. Abbiamo attivato alcuni contatti con una importante ONG perché la cooperazione internazionale in questi casi è l’unica possibilità concreta di intervento. Se ci saranno dei costi per lui e la sua famiglia, vorremmo riuscire a sostenerli almeno in parte.

Un tentativo glielo dobbiamo al piccolo Mohammed, anche solo per regalargli un timido sorriso di speranza. Anche e soprattutto da sotto i nostri fortunati ombrelloni in spiaggia.

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[Segui l’aggiornamento sul caso Mohammed del 05/08/2015]