Maiar, la bimba del cuore

Nel corso della missione appena conclusasi (ottobre 2015), i nostri volontari insieme al dottor Marino Andolina si sono recati a fare visita alla piccola Maiar, la nostra “bimba del cuore”.

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Ora vive a Kilis con la sua famiglia, dove è riuscita a trasferirsi dall’inferno del campo profughi di Bab al Salam.  La chiamiamo così perché la piccola è gravemente malata di cuore, e sembrava fosse prossima una sua operazione a Istanbul, ma in realtà le ultime notizie apprese direttamente dalla famiglia non sono buone: il percorso di cura non è stato ancora iniziato, all’ospedale di Istanbul sono stati fatti solo alcuni esami: a giudizio del medico, senza un trapianto di cuore la piccola non resisterà più di un anno.


Abbiamo quindi consegnato alla famiglia la donazione a lei destinata dal dottor Crupi, che servirà a sostenere le spese per ultimare le analisi a Istanbul.

Nel frattempo speriamo di riuscire a trovare il modo e i fondi per intervenire anche per lei: per chi volesse contribuire a questa causa, basta una piccola donazione qui sotto:



Grazie a chiunque potrà condividere con noi questo piccolo ma preziosissimo impegno!

Vi facciamo infine partecipi dell’emozione di Holly Boncoraglio, volontaria che ha preso parte alla missione di ottobre 2015, e che era presente all’incontro con Maiar e la sua famiglia.

Quando siamo arrivati di fronte alla casa in cui vive la famiglia di Maiar, abbiamo chiesto di porter salire.
La sorella maggiore, affacciandosi al pericoloso balcone, ci ha fatto sapere che solo le donne sarebbero potute entrare perché il padre era fuori. Arianna, Nathalie ed io siamo salite cercando di far capire alla madre che l’uomo con noi era un dottore. Fortunatamente il padre è arrivato poco dopo e anche Marino Andolina è potuto salire e visitare la bambina.

Maiar ha tre anni ed è affetta da una grave patologia al cuore. Dopo aver guardato le cartelle cliniche il dott Andolina spiega al padre (grazie alla traduzione di Nathalie) che la piccola ha bisogno di un trapianto di cuore e di cassa toracica. La sorella più grande ci guardava con un sorriso dalla porta, mentre la madre si era eclissata nell’altra stanza.
Il padre della bimba guardava disperato il dottore. Continuava a dire che avrebbe fatto qualunque cosa per la sua bambina, che sarebbe andato ovunque. Poi ha abbassato lo sguardo e l’ha abbracciata teneramente.

Prima che ce ne andassimo ci ha offerto il cay, un the siriano molto buono. Ho pensato che probabilmente viste le condizioni della casa, quella sera loro rinunciavano al cay per darlo a noi, e mi si è stretto il cuore.

Uscendo da quella casa mi son resa conto di quanto bisogno ci sia… e ho pensato con rabbia e vergogna a quanto spesso noi che abbiamo tutto siamo egoisti e ci lamentiamo per nulla…

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