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Support and Sustain Children

E’ arrivato il momento…
Il nostro nome, Support Syrian Children – SSCh, è nato in una calda sera d’estate quando, presa la decisione di partire alla ricerca di Mohammed, ci sembrava meno anonimo e più carino dotarsi di un nome, di una sigla che potesse rappresentare il nostro progetto e ciò che da quel momento in poi avrebbe rappresentato una parte importante delle nostre vite.

Come avete avuto modo di vedere negli ultimi tempi, il raggio di azione dei nostri aiuti e del nostro impegno rivolto ai bambini si è ampliato e ci siamo chiesti perchè non modificare il nome rendendolo più inclusivo…

Mamma quanto ci abbiamo lavorato!
Crediamo nel risultato ottenuto anche perchè siamo riusciti a non modificare la sigla SSCh!

Insomma cambiamo nome!
E’ ufficiale!
Da oggi ci chiameremo SUPPORT and SUSTAIN CHILDREN
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Missione Giordania Maggio 2017

Nel caldo Maggio 2017, abbiamo potuto portare aiuti umanitari in Giordania nei campi profughi di Al Mafraq, nella periferia di Amman e infine a Zaatari. Sono state contate in totale 191 famiglie che versano in condizione di povertà e disagio.

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Questa volta con noi sono venuti il dottor Andolina che da anni fa il volontario in aree di guerra, Luigi Lapi il quale diventerà una delle parti centrali per la costruzione di una casa per mamme in difficoltà ed orfani; sono venute anche Francesca Ghirardelli, giornalista e scrittrice, e Johanna Hauksdottir. Arianna Martini, che da diversi anni percorre quelle strade per portare aiuti ai bambini più bisognosi, ha coordinato la missione. Abbiamo consegnato acqua e pacchi alimentari a tutte le famiglie che abbiamo incontrato. Ogni pacco conteneva legumi, riso, olio, sale, zucchero, frutta secca e bottiglie di acqua potabile. Infine ad Al Mafraq abbiamo consegnato materiale di cancelleria per una scuola in cui i bambini siriani hanno la possibilità di ritrovare, oltre all’istruzione, una forma di normalità.

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Sebbene queste persone siano provate dalla fame, dalla sete e dalle malattie (oltre che dalle sofferenze psicologiche causate dalla loro condizione), come sempre sono stati accoglienti e gentili nei nostri confronti. Non solo hanno diviso con noi quel poco cibo che avevano, ma abbiamo condiviso sorrisi, emozioni, pianti e abbracci.

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Una volta tornati, è davvero doloroso pensare a quelle persone. Non ci si può spiegare come sia possibile che  a pochi chilometri da noi ci siano centinaia di bambini che soffrono, traumatizzati affamati e talvolta completamente soli. Nonostante questo però non ci faremo prendere dallo sconforto. Continueremo invece a lottare per far sì che anche questi bambini, queste persone abbiano una vita dignitosa. Oltre la preziosa scuola di Mafraq, cercheremo di realizzare una casa che ospiti orfani e mamme in difficoltà.

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Missione SSCH in IRAQ – Febbraio 2017

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A febbraio 2017 abbiamo fatto la nostra prima missione in Iraq. A pochi chilometri da Mosul. In lontananza si scorgeva il fumo e si potevano udire i rumori della guerra. Qualcuno che collabora con la nostra associazione è rimasto lì per capire come potere aiutare le migliaia di civili intrappolati e che andrebbero evacuati anche con l’aiuto delle organizzazioni internazionali. Entro maggio, dicono, sarà tutto finito, e ci saranno da soccorrere e aiutare oltre un milione di civili. Perché ci siamo andati? Perché anche lì c’è bisogno, esattamente come in Turchia e Giordania su cui continueremo a lavorare.

In uno dei campi profughi yazidi curdi abbiamo trovato Elisa, la bambina che vedete in foto, affetta da Epidermolisi bollosa. Ha solo 3 anni. Elisa vive in un campo profughi organizzato, uno di quei campi ordinati, con tende ordinate, con accesso all’acqua potabile. Uno di quei campi con l’esercito all’ingresso e il perimetro militarizzato, in cui si accede solo se hai una guida yazida, se non parli l’arabo e se non fai fotografie (le uniche le abbiamo fatte a nostro rischio e pericolo). I campi organizzati sono meglio di quelli spontanei non ufficiali privi di ogni servizio? Non ne siamo sicuri. Nel campo in cui vive la piccola Elisa l’atmosfera è tesa e irreale. Si respira il clima di guerra anche se l’area è protetta.

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Non troppo distante, fuori dal campo organizzato, in un agglomerato di baracche di yazidi curdi abbiamo trovato Dilgash, anche lui affetto da Epidermolisi bollosa. E’ gravissimo e soffre, tanto. Ha solo 9 anni e la notte viene svegliato dai dolori lancinanti che affliggono il suo piccolo corpo. Dilgash vive in una baracca, una delle tante che si trovano ovunque. Le condizioni di vita sono indescrivibili, manca tutto, acqua, cibo, servizi igienici. L’aria è irrespirabile per il fetore.

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Elisa e Dilgash non si conoscono. Sono scappati entrambi con le famiglie dai loro villaggi, e possono ritenersi fortunati perché ne hanno ancora una.  Nel poco tempo che abbiamo trascorso nei due campi abbiamo ascoltato storie terrificanti, abominevoli, storie che ti riportano indietro al secolo scorso, storie di fosse comuni, storie di violenze su donne, bambine, storie di villaggi bruciati dall’ISIS, di uomini che davanti la scelta duplice se convertirsi all’Islam o morire scelgono la seconda e vengono giustiziati davanti a mogli e figli.

Non sappiamo se i due bambini potranno sopravvivere. Marino Andolina, il pediatra che ci accompagna sempre nelle missioni ne dubita fortemente anche perché la malattia (che è una malattia genetica) è a uno stato molto avanzato. Quello che vorremmo fare è alleviare il loro dolore per il tempo che resta. Riusciremo a far operare Dilgash almeno alle mani e ai piedi? Potremo portargli una carrozzina con cui almeno possa muoversi?

La missione è stata particolarmente pesante. I campi sono come sempre fonte di dolore. Noi veniamo, guardiamo e poi torniamo a casa, ma loro restano lì a soffrire pene che per noi sono difficilmente immaginabili. Torniamo in Italia con la morte nel cuore, ma sappiamo che torneremo presto. Non possiamo abbandonarli. Una volta che li hai guardati negli occhi non puoi più dimenticare quello sguardo che è un misto di profondo dolore, speranza e incredibile forza.

 

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In fuga dalla guerra, prima missione in Giordania

Ringraziamo Giada Frana e L’Eco di Bergamo per avere dato spazio a Support Syrian Children nell’edizione di lunedì 29 agosto 2016, successiva alla nostra prima missione in Giordania.

Si parla di noi, di come viene gestito il nostro comitato no profit, delle missioni, del nostro presidente Arianna Martini , dell’organizzazione del lavoro e dei nuovi progetti in essere.

Si parla di loro, piccoli indifesi rifugiati, senza cibo, senza scuola, senza nulla.

Si parla di voi, perchè senza le vostre donazioni nulla di tutto questo sarebbe possibile.

grazie!

articolo eco di bergamo 29082016

Acqua fresca ad Atma!

L’acqua è un bene prezioso, insostituibile, essenziale per la vita. Al campo profughi di Atma, in Syria, l’emergenza acqua è resa ancora più drammatica dal caldo. Qui, visto il successo precedentemente ottenuto e la pressante richiesta, abbiamo riproposto la distribuzione di acqua pulita, fresca e potabile ai bimbi orfani e alle famiglie. E siamo riusciti a strappare qualche sorriso di sollievo!

Grazie Tamer Altair per l’infaticabile supporto, grazie soprattutto a voi amici che ci aiutate a realizzare tutto questo! Insieme si può costruire un mondo migliore, a piccoli passi, un sorso alla volta!

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